martedì 10 novembre 2009

FINANZIAMENTI SCUOLE PARITARIE: BATTONO CASSA I VESCONI E FIORONI

di A.G.
L’appello del cardinale Angelo Bagnasco (il Governo ripristini i 535 milioni di euro e realizzi misure economiche sulla parità scolastica che rientrino nelle norme generali dell`istruzione) in sintonia con quello dell’esponente del Pd: più che condivisibili i richiami della Cei,dispiace perché questa maggioranza della parità ha fatto proclami.
Non fa di certo scalpore ascoltare il cardinale Angelo Bagnasco, presidente dei vescovi italiani, mentre si schiera a fianco dei sostenitori del finanziamento pubblico delle scuole paritarie. Non sorprende collocarlo nello schieramento di coloro che da qualche settimana stanno facendo del pressing, nemmeno troppo nascosto, sul Governo per farlo rientrare rispetto alla decisione di sottrarre, attraverso un articolo della Finanziaria in discussione in Parlamento, ben 535 milioni di euro di finanziamenti inizialmente accordati.
"Sui fondi destinati al sistema dell'istruzione non statale, cioè alla scuola libera”, Bagnasco ha auspicato, durante l’apertura dell'assemblea generale ad Assisi, “che le cifre inizialmente previste con decurtazioni consistenti, possano essere prontamente reintegrate in modo da consentire agli enti erogatori dei servizi di mantenere gli impegni già assunti".
Fin qui nulla di nuovo. Proprio di recente un appello analogo era stato lanciato da una serie di associazioni cattoliche: assieme e singolarmente hanno chiesto alla maggioranza di “ripristinare la somma originariamente prevista di 535 milioni di euro, e provvedendo successivamente a realizzare misure economiche sulla parità scolastica che rientrino nelle norme generali dell`istruzione”.
Fin qui nulla di contradditorio. Ognuno, è il caso di dire, porta l’acqua al suo… mulino. Proprio per questo non passeranno inosservate le parole, sullo stesso tema, espresse dall’ex ministro della Pubblica istruzione Giuseppe Fioroni, il quale ha reputato "più che condivisibili i richiami della Cei, soprattutto – ha sottolineato l’esponente Pd - riguardo alla necessità di svelenire il clima politico per consentire al Paese di crescere e a sanare quanto fin qui portato avanti dal Governo nei confronti delle scuole paritarie".
Le parole di Fioroni non faranno di certo piacere all’ala meno conservatrice del Partito democratico. Per non parlare della sinistra radicale. "A proposito della scuola paritaria – ha proseguito l'ex ministro - appare del tutto inverosimile che proprio questo Governo, che della parità ha fatto proclami e promesse da campagna elettorale, abbia invece poi dato molto meno di quanto fece il governo Prodi: i tagli non riguardano solo i fondi alle scuole ma anche le risorse che, pur non andando alle scuole, garantiscono il diritto allo studio di ogni studente, ad esempio i fondi per i corsi di recupero, l`obbligo di istruzione e i libri di testo. In una sola cosa il Governo è stato di parola, quando promise che avrebbe trattato allo stesso modo scuola pubblica e paritaria: infatti – ha concluso Fioroni - ha tagliato a tutti. Ma non era questo ciò che aveva promesso".
Evidentemente, però, una volta al Governo tra i sui rappresentanti è subentrata la sindrome dell’equità: nel cedere fondi (sempre meno) ma soprattutto nell’applicare tagli (che non avevamo mai visto di queste proporzioni). Senza entrare nel merito vorremmo solo far notare che attuare il contrario, lasciando maggiori risorse alle paritarie, avrebbe comportato ulteriori tensioni e dissensi di quelli cui abbiamo assistito sino ad oggi.

domenica 8 novembre 2009

ADESIONI AL COMITATO INSEGNANTI PRECARI CASERTA

Sono aperte le adesioni al CIP Caserta. Il comitato è riconosciuto dal MIUR, ha una sede centrale a Roma ed è dislocato sul tutto il territorio nazionale: dalla Sardegna alla Basilicata, dalla Sicilia alla Puglia; non sto qui ad elencare tutte le sedi presenti sul territorio; in Campania vi sono tre CIP: uno a Benevento, l'altro a Napoli e il nostro di Caserta. Il Comitato è apartitico, apolitico e di prefigge di difendere la scuola statale, di migliorare le condizioni contrattuali dei docenti, con particolare riferimento ai precari. Esso è stato riconosciuto dal MIUR nel 1998, in questi anni ha vinto molte battaglie. Il CIP, non è finanziato da alcuna istituzione, per cui è indipendente. A breve, con i vecchi iscritti, si è già stabilito, un programma da portare avanti che, presto verrà reso noto. Si attendono, comunque proposte dai nuovi iscritti. Le adesioni sono aperte fin da ora.


Da chi è formato? Da docenti di ruolo e non.
Chi vi può aderire? Tutti i docenti che hanno a cuore la sorte della scuola statale e la salvaguardia del posto di lavoro.
Che serve per iscriversi? Basta compilare un modulo, non è richiesta alcuna somma di denaro.
Qual è il prototipo dell'iscritto CIP? Una persona fiduciosa che, crede che il proprio futuro lavorativo dipende solo da se stessa e non da altri.
Che impegno richiede il CIP? Nessun tipo di impegno, ma tanta voglia di fare. Partecipazione a riunioni, sono poche durante l'anno, organizzare incontri con le istituzioni e preparare documenti.
Vi allego di seguito il modulo di adesione da far pervenire via mail:

Modulo di adesione al Comitato Insegnanti Precari- anno 2009/2010
Nome:
Cognome:
Residenza:
Numero di telefono: (è necessario per contatti)ed indirizzo e-mail
Ordine di scuola di appartenenza (es. materna- superiore etc,)
Tipo di contratto: (docente con contratto a t.i- docente a contratto a t.d- docente senza contratto)
Anni di precariato:
Firma.......

RIFORMA DELLE SUPERIORI: CONSULTABILI GLI ATTI DEL GOVERNO

Sono consultabili i testi degli Atti di Governo sottoposti al parere delle Commissioni parlamentari competenti (assegnazione del 27/10/09), relativi agli Schemi di decreto del Presidente della Repubblica recanti regolamenti concernenti: la revisione dell'assetto ordinamentale, organizzativo e didattico dei licei (n. 132 ), le norme sul riordino degli istituti tecnici (n. 133 ) e le norme sul riordino degli istituti professionali (n. 134 ). In VII Commissione della Camera l'esame è iniziato il 4/11/09 e si concluderà entro il 26/11 (entro l'11/11 si esprimerà anche la V Commissione). In occasione dell'audizione delle Ooss, la Gilda UNAMS ha depositato in VII Commissione la propria memoria critica sull'avvio della riforma. Consultabili anche le memorie di Flc-Cgil , Cisl-scuola e Uil-scuola .

GRADUATORIE DA RIFARE: NEL LAZIO IL PRIMO COMMISSARIO

08-11-2009
Si chiama Luciano Cannerozzi, è un dirigente della Funzione Pubblica, e da domani sarà lui a occuparsi dell’inserimento nelle graduatorie provinciali di un centinaio di insegnanti. E’ il commissario nominato un mese fa dal Tar del Lazio accogliendo un ricorso che metteva da parte il ministero dell’Istruzione e gli conferiva pieni poteri per inserire i professori a pettine in base al punteggio ottenuto indipendentemente dalla provincia di provenienza e non in coda privilegiando chi è già sul territorio come aveva deciso il ministero.
A questo punto da domani sarà il commissario a fornire indicazioni agli Uffici Scolastici Provinciali su come i professori dovranno essere disposti nelle graduatorie. E’ la prima volta che accade ed è solo l’inizio. Il Tar del Lazio ha accolto altri ricorsi disposti dall’Anief, l’associazione di insegnanti in prima linea in questa battaglia, e sono stati decisi altri 13 commissariamenti per inserire a pettine nelle graduatorie 7400 professori in 28 province. Il ministero è stato condannato anche a pagare 65 mila euro di spese di lite. I commissari agiranno, come nel primo ricorso vinto, fra un mese, se nel frattempo le graduatorie non dovessero essere state riviste. Ad essere interessati ai ricorsi potrebbero essere in 150 mila precari secondo alcune stime della Uil.
A nulla sembra essere servito per il momento l’emendamento fatto inserire dal ministro Mariastella Gelmini nel decreto legge sui precari. Il provvedimento è ancora in esame al Senato, dopo essere stato approvato dalla Camera: al ministero sono convinti che, una volta approvato, basterà a rimettere in coda i ricorrenti e mettere fine all’operato del commissario. E di poter ampliare le possibilità di inserimento di chi ne ha diritto, soprattutto nelle province in cui le graduatorie sono meno affollate e di sanare il problema di chi ha scelto una graduatoria provinciale perché residente lì, e di vedersi scavalcare da un trasferimento dell’ultimo momento da parte di un candidato di una provincia diversa.
Non la pensa allo stesso modo Marcello Pacifico, presidente dell’Anief e anche per questo la sua associazione ha proclamato uno sciopero per domani.
«L’emendamento colloca in coda i docenti inseriti in altre province per il biennio 2009-2011 ma per il futuro ha disposto l’opposto, l’inserimento a pettine secondo il punteggio. E’ chiaro dunque che si tratta di una norma incoerente tesa a bloccare le corrette decisioni dei giudici e finirebbe per essere non conforme ai più elementari principi costituzionali, in base agli articoli 1, 51 e 97».
In sostanza, se il ministero facesse ancora resistenza, l’Anief tornerebbe a chiedere al Tar il rispetto della sentenza e poi si rivolgerebbe alla Corte Costituzionale. «Siamo di fronte a una Schindler-list dei precari, che pone un conflitto tra poteri dello Stato. Bisogna reclutare i docenti secondo il loro merito-punteggio e non secondo il loro certificato di nascita o di residenza. Se anche fosse approvato l’emendamento potrebbe soltanto rinviare di poco più di un anno il commissariamento del Ministero ma a costi molto più elevati per i contribuenti. Chi paga i commissari ad acta che vengono nominati dal Tar? E chi pagherà i danni ai professori?. Il ministero sta gestendo in modo del tutto dissennato questa vicenda, oltretutto con i soldi di noi contribuenti. Finire in Corte Costituzionale vuol dire dover rimborsare a chi vincerà anche lo stipendio per due anni. Ci vorrà una Finanziaria intera per pagare tutti».
E’ proprio sullo spreco che insiste anche l’onorevole Antonino Russo del Pd: «Il nuovo commissariamento del Ministro Gelmini disposto dai giudici e ottenuto dall'Anief conferma che la conduzione del Ministero dell'Istruzione è quanto mai deludente e compromettente, persino, per le casse dello Stato. Il rispetto per il diritto e per la Costituzione è continuamente calpestato. I precari sono divenuti il capo espiatorio per nascondere la politica fallimentare del Governo in tema di scuola e di università».
www.lastampa.it/amabile

sabato 7 novembre 2009

EMENDAMENTO VALDITARA SARA' RIPRESENTATO

Orizzonte scuola 6.11.2009

Dopo la bocciatura in finanziaria dell'emendamento sui prepensionamenti, Valditara ritorna all'attacco e riformula il testo, coinvolgendo anche il personale non docente, impegnandosi a farlo approvare nel primo provvedimento utile.

Si apre un nuovo spiraglio per i precari, relativamente alla proposta Valditara di incentivare i prepensionamenti al fine di assorbire il personale precario che da anni attende in graduatoria.

Un provvedimento necessario per avviare il nuovo sistema di reclutamento che altrimenti impatterebbe con le liste di attesa terzomondiste che sono le graduatorie permanenti.

L'On., in un lancio di agenzia ANSA, invita ad una pianificazione attraverso un piano di assorbimento che risolva gradualmente il precariato. "Oltretutto - afferma - ai docenti precari proprio il decreto che stiamo approvando al Senato riconosce il diritto di essere assunti".

venerdì 6 novembre 2009

REGIONI: NO AL SALVA PRECARI

06 novembre 2009 - red
Le Regioni confermano il parere negativo sul decreto emanato dal governo sui precari della scuola, come già annunciato la scorsa settimana quando al centro dell'attenzione era la riforma del II ciclo. Le motivazioni: non vi è stato, da parte del governo, nessun coinvolgimento preliminare delle Regioni su un decreto che scarica sostanzialmente su queste ultime i costi sociali dei tagli operati sulla scuola".
Le Regioni si dichiarano comunque disponibili ad affrontare il problema del personale precario della scuola.
La riunione si è svolta il 5 novembre e quasi tutti i presidenti delle Regioni hanno espresso un parere negativo sul decreto “salva precari', già approvato dalla Camera, e attualmente in discussione al Senato, dove non mancano certo i problemi e le polemiche.
Ricordiamo che i docenti con incarico annuale nell'a.s. 2008/09 hanno già presentato domanda per fruire del provvedimento, mentre il decreto dovrebbe essere esteso anche ai docenti che hanno totalizzato 180 giorni di servizio nello scorso anno scolastico.
Questi i numeri dell'operazione, che riguarda circa 16.000 docenti (non si conoscono ancora i numeri per gli Ata).
La situazione è molto differenziata sul territorio, ad es. in Lombardia il provvedimento è stato giudicato di scarsa utilità, perchè le graduatorie erano esaurite e i precari sono comunque riusciti a trovare una collocazione. Non altrettanto è possibile dire in Sicilia o Campania, che detengono il record di domande presentate

giovedì 5 novembre 2009

DECRETO SALVA-PRECARI: GIORNATA DECISIVA

Ieri è scaduto il termine in commissione Cultura per gli emendamenti al decreto legge sui precari. Il bilancio è di circa 100 emendamenti, in grande maggioranza di Pd e Idv, ma anche di parlamentari della maggioranza.

Per il Partito democratico parla Antonio Rusconi: "Questo decreto si chiama salva precari, ma in realtà lascia a casa gli insegnanti", per questo "chiediamo il rispetto del piano triennale di assunzioni varato dall'ex governo Prodi, la deducibilità dei costi dei libri di testo, il riconoscimento degli scatti stipendiali ai precari, il recupero di soldi per le scuole dell'infanzia paritarie, il dimezzamento dei tagli".

Ma ci sono emendamenti anche della maggioranza, ben sei sono del relatore Francesco Bevilacqua. Il più importante è quello che punta ad estendere anche al 2010/2011 la validità del dl e a garantire ai presidi vincitori dell'ultimo concorso che non hanno preso servizio la permanenza nelle graduatorie.

La maggioranza vorrebbe trasformare gli emendamenti in ordini del giorno, a patto che il governo poi li rispetti. Ma il Pd non ci sta: "Se i nostri saranno bocciati - annuncia Rusconi - li ripresenteremo anche in aula. Il governo non rispetta mai questi impegni".

Oggi si procede all'analisi degli emendamenti, nelle prossime sedute il voto. I tempi sono stretti, il provvedimento scade il 24 novembre. La maggioranza, se l'opposizione farà ostruzionismo, cercherà con ogni probabilità di blindare testo. Ma quale testo? Molto dipenderà dal confronto parlamentare di oggi.


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tuttoscuola.com giovedì 5 novembre 2009

mercoledì 4 novembre 2009

11 NOVEMBRE: GIORNATA A FAVORE DEL POSTO FISSO

04 novembre 2009 - COBAS
Mercoledì 11 novembre alle ore 14 a Roma in Piazza MonteCitorio e in tutte le altre città d'Italia presso le Prefetture
I precari e le precarie della scuola invitano tutti i lavoratori e le lavoratrici a partecipare al POSTO FISSO DAY.

Gli insegnanti e il personale Ata stanno infatti pagando le conseguenze dei tagli del governo Berlusconi - Tremonti con la precarietà e la disoccupazione e se solo in quest'anno scolastico vengono tagliati ben 57.000 posti di lavoro, nei prossimi due anni saranno espulsi almeno altri 100.000 lavoratori e lavoratrici.

Ma questo è un problema che riguarda l'intero Pubblico Impiego e coinvolge interi settori del privato, come dimostrano le lotte che gli operai stanno portando avanti da mesi. Ora però, dopo aver tagliato centinaia di migliaia di posti, Tremonti ci dice: "Credo nel posto fisso, la mobilità non è un valore".

Siamo d'accordo! e chiediamo al ministro di passare dalle parole ai fatti. Si invitano perciò i movimenti, le associazioni, i comitati, i collettivi, le reti, le organizzazioni di precari, gli autonomi e gli autorganizzati, i singoli inoccupati, disoccupati, licenziati a sostenere e partecipare all'iniziativa, a scendere in campo tutti e tutte insieme inondando le strade, le piazze, le prefetture, per chiedere ciò in cui noi abbiamo sempre creduto e per impedire a questo governo (come a qualunque altro) di giocare con le nostre esistenze:

RITIRO DI TUTTI I TAGLI

IMMISSIONI IN RUOLO SU TUTTI I POSTI VACANTI

martedì 3 novembre 2009

ROMA OCCUPATO IL MINISTERO DELL'ISTRUZIONE

Roma 3 / 11 / 2009

Blitz degli studenti e precari della ricerca dell'Onda al ministero dell'istruzione a Roma. Gli studenti rispondono con forza all'approvazione della Riforma Gelmini. L'occupazione del ministero lancia la campagna "La Gelmini non ci merita". A breve ci sarà una conferenza stampa

SENTENZA DEL TRIBUNALE DI TREVISO: AUMENTI ANCHE AI DOCENTI PRECARI

a cura di Antimo Di Geronimo ItaliaOggi, 3.11.2009

Sì agli aumenti di anzianità per i precari. I docenti precari hanno diritto agli aumenti legati all'anzianità di servizio. È quanto si evince da una sentenza del Tribunale di Treviso emessa il 29 ottobre scorso. La sentenza si aggiunge ad altre di segno analogo, che hanno indotto l'aula della camera ad eliminare la disposizione del decreto salvaprecari, che vietava espressamente gli incrementi retributivi per i precari sulla base della progressione di carriera.

Il provvedimento è attualmente al vaglio del senato (As 1835).

La sentenza

Il caso riguardava un docente precario che aveva lavorato con contratti a tempo determinato per circa 13 anni. L'insegnante aveva presentato ricorso chiedendo l'immissione in ruolo. Facendo riferimento alla disciplina privatistica, che prevede la trasformazione del rapporto di lavoro da tempo determinato a tempo indeterminato quando i contratti vengono reiterati, l'insegnante aveva chiesto l'immissione in ruolo. E in subordine aveva chiesto il riconoscimento del diritto alla ricostruzione di carriera. E cioè al riconoscimento del diritto all'aumento dello stipendio per l'anzianità maturata. Ma il giudice del lavoro ha accolto solo parzialmente le richieste del ricorrente. In primo luogo, citando la giurisprudenza della Corte costituzionale, ha escluso la possibilità che il rapporto di lavoro nel pubblico impiego possa essere assoggettato al principio di conversione dei rapporti a termine illegittimi in rapporto a tempo indeterminato. Che vale invece solo per il rapporto di lavoro privato. E poi ha stabilito che in luogo della trasformazione, vale il principio del risarcimento del danno da mancata trasformazione. Che ha individuato nella differenza tra lo stipendio a cui avrebbe avuto diritto se il ricorrente fosse stato un docente di ruolo e lo stipendio effettivamente percepito. Il tutto in proporzione a tutte le mensilità di stipendio già incassate nel corso degli anni. In buona sostanza: l'equivalente degli arretrati che seguono normalmente a un provvedimento di ricostruzione di carriera.


Decreto salvaprecari

Sulla questione della ricostruzione di carriera anche ai precari è in atto anche un dibattito parlamentare che ha acceso la speranza degli interessati. Nella prima stesura del decreto salvaprecari, infatti, la ricostruzione per i precari era assolutamente vietata, ma nel corso del dibattito in aula, questa preclusione è stata cancellata. Anche se questo non vuol dire che il governo abbia intenzione di mettere mano al borsellino per aumentare gli stipendi dei supplenti. Nella relazione tecnica che accompagna il provvedimenti, infatti, si precisa che il rapporto di lavoro che s'instaura tra il docente supplente e l'amministrazione scolastica ha caratteristiche del tutto peculiari, tali da giustificare e da rendere necessaria una diversità di trattamento. Che si rende necessaria perchè le supplenze «sono caratterizzate sia dalla precarietà del rapporto, legata all'assenza del titolare, sia dalla mancanza di continuità, in quanto i vari periodi di servizio di supplenza attengono a distinti contratti di lavoro. Di conseguenza», si legge nella relazione, «anche il trattamento economico è legato alla precarietà e alla discontinuità del rapporto del supplente con l'amministrazione e, quindi, legittimamente esso è riferito, per ciascun periodo di supplenza, allo stipendio iniziale del docente di ruolo, non essendo configurabile per i rapporti di lavoro del personale supplente un'effettiva progressione di carriera». A quanto pare, dunque, il governo ha fatto marcia indietro sul divieto alla ricostruzione di carriera. Ma non ha nessuna intenzione di corrispondere gli aumenti di anzianità per legge. La disussione, dunque, si sposta alle aule di tribunale. Ma la strada è tutta in salita. La materia dei diritti retributivi, infatti, rientra nella sfera di cognizione del giudice ordinario. E ciò comporta che ogni singolo interessato, per ottenere il dovuto, dovrà promuovere una singola azione con tutti i costi e le incognite del caso.